CIBI E INDUSTRIALI E SCLEROSI MULTIPLA

Esiste una correlazione tra la produzione industriale di alcuni cibi (in particolare margarina, salsicce, marmellate, cioccolato, zucchero e birra) e l’incidenza della sclerosi multipla? Sembra proprio di sì. Lo sostiene il ricercatore tedesco Klaus Lauer, che ha presentato i dati raccolti in un’indagine condotta in sette Paesi europei durante il congresso dell’European Neurological Society tenutosi qualche anno fa a Berlino. Lo studio ha evidenziato che nei Paesi nei quali gli alimenti sopra citati vengono maggiormente prodotti (e quindi probabilmente anche consumati), la sclerosi multipla è più diffusa. È risultato invece che nei Paesi dove si producono e si consumano grandi quantità di cereali, pane integrale, pasta di grano duro e pesce in scatola la malattia ha un’incidenza minore. È ovvio (lo ricorda anche il ricercatore tedesco) che questi sono dati ricavati da studi che hanno coinvolto grandi quantità di soggetti. Per questo, non si può al momento affermare con certezza che alcuni cibi siano responsabili della comparsa della malattia. Per avere maggiori sicurezze da questo punto di vista occorrerebbero indagini sulle abitudini alimentari dei singoli soggetti ammalati. Tuttavia, è ormai evidente come, accanto ad altre cause (geni, virus, inquinamento ambientale, ecc.), si possa individuare uno stretto legame tra abitudini alimentari e sclerosi multipla. Fanno aumentare il rischio la carenza di vitamina D (cioè la mancanza di vita all’aria aperta) e di acidi grassi essenziali (in particolare omega-3; si trovano nei pesci, ma anche nei semi di lino e nei semi oleosi in genere) e l’eccessivo consumo di grassi animali, di latticini e di cereali raffinati. Insomma, uno stile di vita più sano, basato sul consumo di alimenti semplici e di buona qualità (di produzione biologica, integrali) e il movimento all’aria aperta e alla luce (probabilmente sono meno utili la frequentazione delle palestre o delle piscine) sono due pilastri importanti della prevenzione delle patologie croniche e degenerative.

Paolo Pigozzi
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